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Introduzione

Sostenibilità, lavoro di qualità e innovazione: l'Emilia-Romagna traccia la rotta per la transizione ecologica e digitale, e lo fanno insieme le istituzioni e le parti sociali. L'obiettivo è abbattere le disuguaglianze sociali e territoriali superando la vecchia contrapposizione tra economia e ambiente. Investendo con forza nell'economia sociale, la Regione trasforma le sfide del futuro in opportunità per le nuove generazioni, mettendo le persone e le comunità al centro del cambiamento.

Il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia socialepresentato a luglio, è stato siglato ufficialmente oggi martedì 8 settembre 2026 da tutti i firmatari insieme al presidente della Regione, Michele de Pascale, e al vicepresidente, Vincenzo Colla, in viale Aldo Moro a Bologna.

Il nuovo schema d'azione consolida le priorità strategiche dei precedenti accordi, adeguandole alle sfide contemporanee. L'evoluzione del Patto riflette i mutamenti storici del territorio: se nel 2015 la priorità assoluta era l'occupazione per rispondere alla crisi economica globale, e nel 2020 si è aggiunto il tema climatico e della sostenibilità in piena emergenza pandemica, nel 2026 il Patto si rinnova estendendo lo sguardo all'economia sociale, ridefinendo la visione di futuro dell'Emilia-Romagna.

Gli obiettivi

Dopo un lungo e proficuo confronto con le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali, il nuovo Patto aggiorna il progetto di futuro dell’Emilia-Romagna a quanto è accaduto e sta accadendo a livello locale e globale.

In particolare, la necessità divenuta improrogabile di tutelare la sanità pubblica come garanzia democratica di tutela della salute, diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività. Le conseguenze sempre più estreme della crisi climatica comportano l’urgenza di investire nella sicurezza del territorio, che ha messo in evidenza tutte le sue fragilità.

L’instabilità economica e occupazionale, derivante dai conflitti in corso e dalle trasformazioni dello scenario internazionale, aggravata dai dazi e dal rapido aumento dei costi dell’energia, che richiede un impegno comune per la competitività delle filiere produttive territoriali. L’inflazione che ha impoverito una parte del ceto medio, mettendo troppe persone in difficoltà nell’accesso ai beni primari, in primis la casa. 

La demografia, che in Emilia- Romagna registra una dinamica positiva solo grazie alla capacità attrattiva del territorio che bilancia ormai da diversi anni un saldo naturale strutturalmente negativo. Sfide complesse che hanno reso necessario definire un nuovo Patto che guardi all’intera società regionale per comprenderne i nuovi bisogni, interpretarne le aspettative e soddisfarne le ambizioni.

Sicurezza sul lavoro, occupazione e rilancio del sistema produttivo

In questo scenario, il Patto pone al centro il diritto al lavoro di qualità come fattore indispensabile di coesione sociale. Sebbene il mercato del lavoro emiliano-romagnolo registri dati positivi — con un tasso di occupazione (20-64 anni) arrivato al 77,0% nel 2025 e una disoccupazione scesa al 4,1% — permangono elementi di fragilità per lavoratori esposti alla frammentazione dei percorsi lavorativi, per contrastare i quali il Patto prevede una strategia integrata volta a sostenere la crescita dei salari e valorizzare le retribuzioni, a partire da quelle giovanili. L'Osservatorio regionale per il lavoro dell’Agenzia regionale per il lavoro sarà chiamato ad ampliare le proprie attività di analisi e monitoraggio su retribuzioni, parità di genere, inclusione lavorativa e tipologie contrattuali. 

Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, dando piena attuazione all'Accordo del 2022 per la tutela della salute e sicurezza, la Regione prevede tavoli provinciali con cadenza almeno quadrimestrale, relazioni annuali di Inps, Inail, Itl e Spsal, e piani d'azione territoriali sui rischi infortunistici - compresi quelli legati ai cambiamenti climatici - con un'attenzione specifica a edilizia, logistica e agricoltura, i comparti a maggior rischio.

Di fronte alle crisi aziendali, l’obiettivo è individuare soluzioni condivise tra Regione e parti sociali per escludere i licenziamenti collettivi unilaterali, puntando sull’istituzione di un Centro di ricerca sulle crisi di impresa e di tavoli regionali permanenti di settore e/o filiera e/o distretto e tavoli provinciali di salvaguardia per le attività e i territori particolarmente esposti, oltre che sulla costruzione di una proposta da sottoporre al Governo per l’istituzione di un ammortizzatore sociale rafforzato per la gestione delle transizioni, valorizzando la componente formativa, nonché di un ammortizzatore sociale in deroga per i settori maggiormente colpiti dalle crisi in corso.

In questo quadro si inserisce il rafforzamento strategico dell’Agenzia regionale per il lavoro e del sistema integrato pubblico-privato, in particolare attraverso il potenziamento dei servizi per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e le politiche attive rivolte alle persone con disabilità, ai giovani e a chi ha perso o rischia di perdere il lavoro - a partire dalle donne e da chi è stato coinvolto nei processi di ristrutturazione - garantendo continuità al programma Gol oltre la fase di finanziamento Pnrr.

Per approfondire

Il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale 

Ultimo aggiornamento: 09-09-2026, 12:21